Negli ultimi giorni l’astrofisico famoso e controverso Avi Loeb è tornato al centro dell’attenzione mediatica con un nuovo studio sulla cometa interstellare 3I/ATLAS. Secondo lui, non è possibile escludere che questo corpo celeste non sia un semplice oggetto naturale, ma piuttosto un’“astronave aliena” mascherata da cometa. Un’ipotesi audace che risveglia fantasie, timori e soprattutto un senso di mistero che ci spinge a chiederci: fin dove spingere la “follia” del dubbio?
Le anomalie che non quadrano
Nel suo studio, Loeb (assieme ai colleghi Richard Cloete e Peter Veres) ha confrontato la traiettoria teorica calcolata per 3I/ATLAS — basata su gravità, influenza dei pianeti e altri corpi del Sistema Solare — con osservazioni reali raccolte tra il 1º luglio (data della scoperta) e il 23 settembre. Dalle oltre 4.000 misurazioni emerge che l’accelerazione non gravitazionale del corpo è praticamente nulla (meno di 2 × 10⁻⁷ cm/s²), malgrado una stima di perdita di massa di circa 150 kg/s tramite osservazioni del telescopio spaziale James Webb. L’unica via percorribile è che la massa complessiva sia enorme — e Loeb calcola che 3I/ATLAS debba pesare almeno 33 miliardi di tonnellate, portando a una dimensione minima stimata di 5 km (assumendo densità modesta di 0,5 g/cm³). Questo risulta coerente con le prime stime del telescopio Hubble.
Ma qui emerge il punto cruciale: secondo la logica probabilistica, un oggetto così massiccio dovrebbe essere rarissimo tra quelli interstellari. Eppure 3I/ATLAS è solo il terzo corpo interstellare scoperto dopo ‘Oumuamua e 2I/Borisov, entrambi molto più piccoli e leggeri. Loeb sostiene che statisticamente sarebbe da attendersi — prima di arrivare a un corpo di 5 km — l’osservazione di decine di migliaia di corpi più piccoli. Ma non li abbiamo visti. Ecco la sua provocazione: «O 3I/ATLAS è un’anomalia massiccia, o è qualcosa di costruito».
I perché e i limiti dell’ipotesi “aliena”
Chi legge con scetticismo non è inconsapevole: il fatto che un oggetto mostri anomalie non implica che derivi da un’intelligenza aliena. Anche Loeb, fine astrofisico, sa che un’ipotesi così estrema richiede prove straordinarie — una massima spesso attribuita a Carl Sagan.
- Loeb non ha inserito alcuna speculazione aliena nell’articolo scientifico: l’argomento appare soltanto in un post su Medium.
- Gran parte delle sue deduzioni dipendono da modelli probabilistici ancora incerti e da pochissimi dati (soli tre oggetti interstellari noti). Il margine di errore è ampio.
- Lo stesso concetto di “normalità interstellare” è vago: non sappiamo quanto i sistemi extrasolari producano oggetti di massa variabile, e potremmo semplicemente non aver osservato molti di essi.
- La comunità accademica è finora concorde nel considerare 3I/ATLAS un corpo naturale: la chioma, la coda e il comportamento tipicamente cometario non si presterebbero facilmente a spiegazioni artificiali.
Inoltre, il fatto che Loeb continui a proporre ipotesi extraterrestri ad ogni nuova scoperta rischia di generare un effetto “al lupo, al lupo”: alla lunga, le sue affermazioni potrebbero perdere credibilità, donnantogli l’etichetta di “cacciatore di alieni” piuttosto che quella di scienziato rigoroso. Questo fenomeno potrebbe indebolire ogni futura proposta, per quanto fondata e intrigante.
In definitiva, il mistero rimane: 3I/ATLAS è davvero solo una cometa mai vista prima — con caratteristiche fuori scala — o nasconde un’intelligenza sconosciuta? Noi, affamati di enigma, restiamo sospesi tra le stelle, con più domande che risposte.




